AVVENTURE DI CIPOLLINO PDF

Proprio per questo la storia appartiene alle favole per bambini. Ma, qualcuno lo fa cadere per caso sui piedi di Limone e da quel momento lui cade nei guai. Lui viene oppresso e torturato dal cavalier Pomodoro. Cipollino decide di affrontarlo e di salvare Zucca tenendo Pomodoro un furfante. Pomodoro, cercando di vendicarsi, lo prende per capelli e gli strappa il suo ciuffo. Il sor Zucca, rimasto felice e sorpreso, decide di assumere Cipollino a lovorare per lui.

Author:Fekree Zulkizahn
Country:Montenegro
Language:English (Spanish)
Genre:Literature
Published (Last):17 May 2011
Pages:113
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ISBN:330-2-31326-805-1
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Le avventure di Cipollino illustrato Gianni Rodari Un monello che fa piangere chi gli strappa i capelli e un principe acido, cattivo e poco furbo sono i due antagonisti di questo memorabile romanzo del Cosa volete, quando si nasce cipolle, le lacrime sono di casa. I ricchi che capitavano da quelle parti torcevano il naso disgustati. I dignitari di corte erano molto preoccupati.

Cipollone, i suoi figli e i suoi parenti furono fatti uscire dalle baracche, allineati contro i muri e spruzzati dalla testa ai piedi fin che furono fradici, tanto che Cipollino si prese un raffreddore. Ma non era la banda musicale.

Dieci Limoncini di bassa forza balzarono come un solo Limoncino addosso al malcapitato Cipollone e gli misero le manette. Povero Cipollino! Vi hanno messo in carcere come un malfattore, insieme ai peggiori banditi!

Proprio per questo sono in prigione. Al Principe Limone non piace la gente per bene. Le prigioni sono fatte per chi ruba e per chi ammazza, ma da quando comanda il Principe Limone chi ruba e ammazza sta alla sua corte e in prigione ci vanno i buoni cittadini.

Io desidero che tu prenda la tua roba e te ne vada per il mondo a imparare. Studierai una materia sola: i bricconi. Quando ne troverai uno, fermati a studiarlo per bene. E tu, moccioso, tienti lontano se non vuoi finire in gattabuia anche tu.

Anzi, la prima casa non era nemmeno una casa, ma una specie di canile che sarebbe bastato a malapena per un can bassotto. Nel finestrino si vedeva la faccia di un vecchietto con la barba rossiccia, che guardava fuori tristemente e sembrava molto occupato a lamentarsi dei casi suoi.

Io, poi, vorrei sapere come farete a uscire. Ma qui dentro in due non ci si sta, e poi a pensarci bene non ho nemmeno il bicchiere di birra. Il sor Zucchina aveva appena finito il giorno prima di costruirsi la sua casetta. Se non bastano per fare una casa, farai una panchina.

Ogni volta che il mucchio cresce di un mattone, Zucchina diminuisce di un chilo. Farai un pollaio. Il sor Zucchina lavorava adagio adagio, per paura di consumare troppo presto i mattoni.

Li conosceva tanto bene, i suoi mattoni! A ogni mattone tirava un sospiro lungo lungo. Ma quando ebbe consumato tutti i mattoni, gli restavano ancora molti sospiri, e la casa era venuta uguale a una colombaia. E i piedi? Bisognava tirare dentro anche i piedi, altrimenti in caso di pioggia si sarebbero bagnati.

Intanto, da tutte le parti la gente veniva a vedere la casetta di Zucchina. Da quel giorno Zucchina, appena gli cresceva in tasca qualche spicciolo, comprava dei confetti e li metteva sul davanzale della finestra per i bambini, come si mettono le briciole per i passeri. Qualche volta li lasciava entrare a turno nella casetta e lui stava fuori a guardare che non facessero disastri.

Si vide la moglie di Mastro Uvetta abbassare con gran furia la saracinesca. La gente si tappava in casa come se stesse per scoppiare il ciclone.

Cosa faceva? Fissava il sor Zucchina, lo fissava e lo fissava, crollando la testa minacciosamente, senza dire una parola. Il povero sor Zucchina avrebbe voluto sprofondare, lui e la sua casetta.

Tu hai costruito un palazzo sul terreno che appartiene alle Contesse del Ciliegio e pensi di passarci il resto dei tuoi giorni, oziando e ridendo alle spalle delle due povere vecchie! E fate sapere a tutti quanti che le Contesse del Ciliegio hanno intenzione di mettere in questo canile un feroce mastino per tenere a bada i monelli, che da qualche tempo si dimostrano poco rispettosi.

Se siete avvocato, ho ragione io. Potete andare. Non avete alcun rispetto per quelle due poverine, vedove, orfane di padre e di madre e senza neanche uno zio.

Dove sono i libri? Ma se ne hai trovato uno che non conosco, fammelo vedere. Naturalmente, invece, ci vide la sua faccia, rossa di fuoco, con gli occhietti piccoli, con la bocca cattiva. La strada fu subito bagnata come se fosse passato lo spazzino con la pompa. Infatti, siccome non aveva cuore, non gli era mai capitato di piangere, e poi non aveva mai sbucciato le cipolle.

Di dove vieni, ragazzo? Mastro Uvetta era contento e gli affari andavano bene. Venne prima di tutti il professor Pero Pera, maestro di musica, con il violino sotto il braccio. Quando mia moglie deve stendere il bucato ad asciugare, mi fa sedere sul balcone, attacca i miei baffi a due chiodi, uno a destra e uno a sinistra, e ci appende i panni.

E a me tocca starmene tutto il tempo al sole, fin che siano asciutti. Guarda i segni delle mollette. Difatti sui baffi, a distanze regolari, si vedevano i segni delle mollette. Li dovresti vedere quando mia moglie gli fa il bagno: gli lava le gambe davanti e loro si sporcano quelle di dietro, gli lava quelle di dietro e loro si sporcano davanti. Non finisce mai e ogni volta ci vuole una cassa di sapone.

Dovrei lavorare tutta la vita per pagare il debito. Centozampine e Centogambette si sforzarono volenterosanicnte di tener fermi i piedi mentre Mastro Uvetta e Cipollino esaminavano suole e tomaie. I bambini camminano, forse? Ed ecco il risultato: tutta la fila delle scarpe di destra si consuma prima della fila di sinistra. Sarebbero capaci di rompere mille paia di scarpe con un piede solo. Senza tanti complimenti il sor Zucchina fu fatto sgomberare e nella sua casetta fu messo un terribile cagnaccio, di nome Mastino.

Mastro Uvetta e Cipollino, sulla soglia della bottega, assistettero a quella scena senza poter muovere un dito. Zucchina si sedette tristemente su un paracarro a lisciarsi la barba. E ogni volta che se la lisciava gli restava in mano un pelo. Decise di non dirgli nulla. Il caldo aumentava col salir del sole, e col caldo la sete.

Mi sembra di avere il fuoco in gola e ho la lingua di cemento armato. Mi andreste a prendere una aranciata? Verso le tre del pomeriggio il sole scottava tanto che perfino i sassi sudavano. Difatti la povera donna era tanto nervosa che senza quella polverina non le riusciva di dormire. Cipollino mise il pollice sulla bocca della bottiglia e poi, portandosela alle labbra, finse di bere.

Tanto come un cucchiaio mi basterebbe. Cipollino gli porse la bottiglia. Non mi avevate detto che era una bottiglia miracolosa? Ma non fece in tempo a dirlo e cadde addormentato.

Il cancello del parco era aperto. Torniamo a casa, prima che succedano altri guai. Anche Mastro Uvetta crollava il capo. Scommetto che ci sta tutta sul carretto del cenciaiolo. Si potrebbe provare ad affidargli la casa per qualche tempo. Decisero di provare. Che cosa me ne laccio di un palazzo come quello? Io sto bene nel mio riccio. Sapete come dice il proverbio? Sto nel mio riccio e non me ne impiccio. La casina fu sistemata accanto al tronco di una quercia: Cipollino, Fagiolino e Pero Pera aiutarono il sor Mirtillo a trasportarvi tutte le sue ricchezze, poi se ne andarono, promettendogli di tornare presto con buone notizie.

Verso la mezzanotte fu svegliato da una scampanellata. I ladri erano due giganti grandi e grossi, con certe barbacce scure che facevano paura. Avete visto? Intanto, se posso favorirli in qualche cosa… Vogliono farsi la barba? Ho una lametta, qui. Ma credo che tagli ancora. I due ladri accettarono. Si tagliarono alla meglio la barba con la lametta arrugginita e se ne andarono, con molti ringraziamenti.

Verso le due di notte fu svegliato una seconda volta da una scampanellata.

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